Affrontare Covid-19: lezioni da “La Peste” di Albert Camus

Con la pandemia Covid-19 che si sta diffondendo in tutto il mondo, John Shook condivide sei idee che gli sono venute nel momento in cui un miliardo e mezzo di persone sono in isolamento.

Affrontare Covid-19: lezioni da “La Peste” di Albert Camus

Con la pandemia Covid-19 che si sta diffondendo in tutto il mondo, John Shook condivide sei idee che gli sono venute nel momento in cui un miliardo e mezzo di persone sono in isolamento.


Autore: John Shook, Presidente di Lean Global Network.



Anche se una pandemia è stata a lungo “prevista” questo è stato comunque uno shock.

Hai sicuramente fonti migliori di questa per restare al corrente di ciò che sta accadendo, quindi ti risparmierò aggiornamenti che sarebbero meno tempestivi e autorevoli delle tue fonti abituali. Ma condividerò un paio di articoli che ci aiutano a capire dove siamo.

Il primo, da Bill Gates a tutte le persone, che ha offerto il primo annuncio che ho letto di Covid-19 come la pandemia che da lungo tempo aveva avvertito stava arrivando. E, più attuale e avvincente e più vicino a “casa” – ovunque sia la vostra casa – questo racconto personale dal Dr. Daniele Macchini dell’Ospedale Humanitas Gavazzeni di Bergamo. La storia che racconta della lotta per tenere il passo di fronte all’assalto della malattia ricorda davvero il Dottor Rieux in “La peste” di Camus. Mentre rileggevo il libro, 45 anni dopo, mi colpisce tanto puntuale quanto profondo questo:

“Questa è un’idea che può far sorridere alcune persone, ma l’unico mezzo per combattere una piaga è la decenza comune”.

A parte questi riferimenti, cosa potrei condividere che potrebbe essere almeno utile o un po’ interessante? Riconoscendo che la pandemia globale può davvero cambiare il mondo, ecco alcuni modi in cui questo nuovo coronavirus mi sta influenzando, personalmente. Offro non nello spirito di essere quello che ci vede più degli altri, ma della condivisione delle speranze (più tardi sulla “speranza”) che la condivisione potrebbe aiutarci a sentirci più connessi quando molti di noi sono isolati.

A noi, specialmente agli anziani come me, con storie di problemi respiratori, viene detto di resistere. Ecco sei pensieri che sto usando per guidarmi verso una “resistenza” più efficace:

  • Rallentare – niente meglio di una forzatura per garantire che tutti noi pratichiamo ciò che gli psicologi ci dicono che dobbiamo fare, comunque. Per quanto mi riguarda, mi collego on-line ogni giorno con i miei nipoti ed altre persone, e osservo lo sbocciare della Primavera. Nella foto è rappresentato uno dei miei nipoti (con un personaggio dei PokemonGo online) e la mia dispensa rifornita di prodotti in scatola che di solito non acquisto MAI. Ma tempi ordinari questi non sono.
  • Siate compassionevoli – a tutti noi può essere data una sofferenza significativa, ora o nei prossimi mesi. Mi impegno ad evitare di pensare che questo sia solo qualcosa che sta accadendo agli altri – autocompiacimento, nella sua essenza: sono risparmiato per le stesse ragioni per cui sono nato sano, me lo sono meritato in qualche modo -. Se non è autocompiacimento, è questo sentimento una noncuranza in cui mi rifiuto di cadere.
  • Siate attenti – così come l’osservazione profonda porta all’empatia (come accade quando osserviamo con rispetto il lavorare in una fabbrica), essere umilmente attenti conduce inesorabilmente alla compassione. Se sto davvero prestando attenzione, è impossibile evitare la compassione. Ci saranno molte sofferenze nei prossimi mesi. Non chiuderò gli occhi. Mentre pratico la distanza sociale, ho un occhio sui miei vicini, che si sono impegnati a tenermi d’occhio.
  • Siate premurosi – l’osservazione profonda ed umile conduce anche a questo. Per me, comunque, gli ultimi sono stati giorni di profonda riflessione per contemplare ciò che sta accadendo, perché, cosa potrebbe significare per me e per i miei cari. Sono anche costretto a pensare per decifrare le enormi quantità di “informazione” distraenti – non più che semplici fatti, per favore! Con mio grande stupore, sono stato lieto di sentire alcuni politici che distinguono esplicitamente tra “fatti” verificabili e le loro personali “opinioni” e consigli. Questa crisi potrebbe portare a un modo di essere e comunicare più chiaro nel campo del pubblico?!
  • Pensare a lungo termine – il primo punto (rallentare!) tende a portarci naturalmente qui. Non sappiamo fino a che punto la crisi del Covid-19 sia un evento temporaneo del tipo “anche questo passerà” – può essere molto di più – ma questa non è la fine. Oggi, se rallentiamo, non siamo naturalmente costretti a pensare a ciò che conta veramente, cosa è importante, dove vogliamo essere, dove vogliamo che il mondo sia domani?
  • Agire oggi – per gran parte della popolazione, come me, il nostro primo contributo è quello di rimanere a casa per evitare di contribuire al sovraccarico del sistema sanitario. Per i molti che hanno bisogno di essere in viaggio e che sono in prima linea della battaglia, il semplice isolamento non è un’opzione. Gli sforzi per mobilitarsi su più fronti – dall’artigiano che realizza maschere alle fabbriche che producono PPE – sono davvero fonte di ispirazione!

Possiamo collegare le nostre azioni e riflessioni quotidiane alle nostre aspirazioni a lungo termine? Mai un momento migliore di questo per sognare, per quelli di noi abbastanza fortunati da avere spazio mentale ed emotivo. Il Dottor Macchini non ha tempo per fermarsi a sognare. Dov’è il PPE, il ventilatore, l’infermiere? Come sta andando questo paziente e dov’è il prossimo? Come egli dice, “La guerra è letteralmente esplosa e la battaglia è ininterrotta, giorno e notte.” Non c’è tempo per meditare.

Raramente noi esseri umani siamo costretti così potentemente alla consapevolezza di come siamo tutti nella stessa barca. Possiamo essere una “squadra”? Come dice il dottor Macchini: “Non ci sono più chirurghi, urologi, ortopedici, siamo solo medici che improvvisamente diventano parte di un unico sistema per affrontare questo tsunami che ci ha sopraffatti.” L’Italia è stata ed è duramente colpita. Wuhan fu colpito inconsapevolmente, costretto a darsi da fare. Gli Stati Uniti sono nella salita di una cuspide. Ho terribilmente paura per l’Africa, quando (non se) colpirà lì. I sistemi sanitari in Africa NON saranno in grado di far fronte alla cosa.

Per Camus, che come il dottor Macchini vedeva la lotta contro la pestilenza come guerra, la “speranza” era il nemico. Il nemico dell’umanità. Ma, da dove mi siedo oggi (posso sedemi da qualche altra parte o mentire domani), la speranza si incarnata in azione – come quella mostrata dal dottor Macchini e da innumerevoli assistenti e soccorritori e famiglie e amici in tutto il mondo – è di per sé medicinale. C’è una medicina più potente che agire nel prendersi cura? Per chiudere di nuovo con Camus:

“Tutto quello che sostengo è che su questa terra ci sono pestilenze e ci sono vittime, e sta a noi, per quanto possibile, non dare forza alle pestilenze. Questo può sembrare semplice fino ad apparire banale; Non posso sapere se sia semplice, ma so che è vero.



 

L’AUTORE

John Shook è il presidente della Lean Global Network. 

 

I nostri articoli mirano a contribuire alla diffusione dei concetti Lean. Crediamo che il pensiero snello e la pratica possano aiutare a “fare sempre meglio”.

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